Il Coronavirus fa male alle ginocchia?
Ovviamente no, ma un ruolo in questa storia ce l’ha.
Pochi giorni fa è venuta in studio Marta (nome di fantasia), una ragazza che ama correre: le piace talmente tanto che lo fa ogni giorno per diversi chilometri, ma ad un certo punto tra lei e la corsa si frappone il coronavirus, e più precisamente il lockdown, che costringe lei ed altri milioni di italiani a stare in casa, sospendere attività lavorative, vita sociale e anche l’attività sportiva.
Così Marta, per rimanere attiva, decide di riadattare il suo programma di allenamenti per fare in modo di poter continuare ad allenarsi anche a casa: perciò inizia a saltare la corda, tutti i giorni, per mezz’ora al giorno.
Dopo pochi giorni inizia ad accusare forte dolore sulla parte anteriore delle ginocchia, ma decide di non dargli peso e di continuare ad allenarsi: la situazione però peggiora, il dolore aumenta e alla fine si convince a fermarsi.
Passano un paio di settimane e la situazione è in miglioramento, e dopo un attento controllo in studio che non evidenzia nulla di grave concordiamo per una graduale ripresa della corsa e per alcuni esercizi specifici di rinforzo degli arti inferiori.
La storia di Marta ci è utile per introdurre un concetto banale ma fondamentale: la gradualità.
Spesso mi chiedono se la tale attività fisica o la tale situazione possano essere dannose per la schiena, le ginocchia, le spalle, eccetera: la risposta che do è “se è ciò che desideri fare ci devi provare, a patto di essere graduale e di ascoltare ciò che ti dice il tuo corpo”.
Le attività che sono oggettivamente dannose per il nostro corpo sono davvero poche, per il resto la questione è “dipende da come lo fai”.
Infatti il corpo umano è estremamente ricettivo e adattabile agli stimoli a cui lo sottoponiamo, e attraverso un approccio step by step è in grado di raggiungere delle performance pazzesche senza andare incontro a nessun tipo di problema.
La chiave è proprio lì, la gradualità, e consiste nel saper essere pazienti, sapersi ascoltare ed essere costanti negli allenamenti: il corpo recepirà gli stimoli, li processerà adeguatamente e risponderà adattandosi a quel tipo di richiesta e farà in modo di trovarsi più pronto per quando la stessa richiesta arriverà di nuovo, questo è il principio che è alla base dell’allenamento.
Un errore da non fare è pensare che “se sono capace di correre per 2 ore consecutive sarò anche in grado di saltare la corda per mezz’ora filata”: l’allenamento infatti è gesto-specifico, cioè è strettamente collegato al risultato che voglio ottenere e non è trasferibile integralmente tra un gesto atletico ed un altro.
Se voglio allenarmi per la maratona dovrò correre, se voglio correre il giro d’Italia dovrò andare in bicicletta, se voglio scalare una vetta dovrò andare in montagna: ma dovrò farlo gradualmente…questo è il senso.
Stravolgere drasticamente i propri allenamenti, aumentare i carichi troppo velocemente, non concedere adeguati periodi di riposo e più in generale sopravvalutare le propria capacità di sopportare un carico di lavoro fisico sono situazioni molto comuni, che però possono portare a sovraccarico, traumi, dolore.
Se hai un dubbio, chiedi un parere ai professionisti del settore.
Nel frattempo Marta sta tornando a correre, senza dolore…gradualmente!

